Di opinioni e cose grandi



Certe notti sono pesanti. Hanno il peso delle parole dette con leggerezza ma che cadono dentro di te, come una sacchetto pieno d'acqua lanciato da una finestra. Che tieni con una mano, ma quando arriva a terra sfonda il tettuccio di un'auto.
sono le parole dette senza cattiveria, senza dardo avvelenato,  ma che ti colpiscono di striscio. Uno striscio di ghisa, grassa, arrugginita,  che mangia la carne fino all'osso, e poi l'osso fino all'anima. 
Non ti fanno arrabbiare, ma ti portano qui.
E mi portano qui. 
Scrivere. 
Dire ciò che sono. 
Noi che scriviamo, noi che
continuamente sembriamo giustificarci, quando è la cosa che meno sappiamo fare e che meno ci interessa fare.
E allora, a scanso di equivoci, io lo scrivo.
Scrivo il perché io scrivo. Scrivo che io scrivo degli altri, delle altre, delle cose e dei cosi, perché ho un'opinione. Perché ho un parere. Non ho un giudizio ma ho un parere. 
Ho un parere sul fatto che se mentre ti stai godendo le ferie passi più tempo a postare foto che guardare il mare, io penso che tu ti stia perdendo uno spazio grande: più grande di quello  che internet riesce a coprire raggiungendo i tuoi amici con facebook. Penso che tu ti perda lo spazio della tua mano che si allunga per prendere quella della persona che ami, penso che i tuoi occhi perdano lo spazio di vedere un bambino che impreca alla caduta del suo castello di sabbia,  penso che tu ti perda lo spazio di esserci più che di mostrarti. E bada: il mio non è un giudizio su di te. È, quello sì,  un pensiero, del sarcasmo, talvolta una critica sul tuo fare. Ed il fare, io lo so bene , è così lontano dall'essere. 
Ho ben più accalorate opinioni su altre cose.
Su quelli che litigano con i genitori e gliene scrivono di peste e corna, su malattie e morte e non saprei che altro. 
E allora non posso, non posso, da figlia,  non avere un'opinione, non sbottare, non imprecare. 
Non dire: provate un solo giorno ad avere un genitore malato, un genitore che non ti riconosca, temere una sola ora di non  rivedere  tuo padre o tua madre,  e prova poi a dire che la tua litigata per il tuo tornare tardi,  per il tuo essere diverso,  per la tua sessualità , sia il peso equivalente. 
Prova a dimostrare che vali. Che sei capace, in gamba, affettuoso "anche" se sei gay, che se torni tardi forse puoi  il giorno dopo raccontare che hai fatto tardi giocando a briscola con quattro "vecchi" al bar, che se dipingi, non stai perdendo tempo, ma racconti una storia. Non essere incazzato perennemente: non sta scritto certo che tu ti debba spiegare nè però che gli altri ti debbano capire. 
Io non sputo sentenze, e se sembra lo faccia, è il mio modo di fare irruento, chiassoso, energico. Ma non ho giudizi: ho opinioni e sentimenti. E modi sarcastici, critici e ironici. I miei, sì. E mi condizionano, certo. E condizionano il parere altrui, perchè sarebbe più facile dichiararmi una "buona" e tacere sempre. Diffida da quelli che si dicono buoni. Diffida dagli sdoncinati, quelli che abbracciano tutti, che sono amici di tutti. L'essere buono ha a che fare con il sorriso, con gli scopi, con la parola, con la difesa. L'essere buono spesso non ti fa apparire buono, perchè l'essere buono ha a che fare con l'essere giusto, Condizione che non ti permette di chiudere gli occhi davanti a ciò che non è giusto.
Sono una che critica la superficialità,  le cose fatte senza attenzione. Sono una che pensa che valga la pena tenersi due parole brutte per dirne una di buona.
Una che resta male per nulla, ma si entusiasma ancora per meno. 
Sono una che rimane impassibile davanti a trenta persone sconosciute che la offendono,  ma piange con la facilità con cui sbatte le palpebre con chi ama.
Non cambio. Non cambierà questo. Non mi piegherò a nulla, a nessuno.  Penso che chi mi conosce sappia. Sappia oltre la banalità della frase precedente.  Sappia oltre la banalità anche della seguente. E cioè che l'aggressività è una maschera. Che stronzata. Siamo quello che siamo.  Ci saranno dei perché, dei come,  dei quando.  Soprattutto dei "quando". Perché ogni istante noi siamo qualcosa. Di diverso, di incostante.  Ma "quelli che sanno" sono quelli a cui tra le lacrime gridi "vaffanculo"  e non sentono il vaffanculo,  ma le tue lacrime. 
Io rimango. Rimango con me.
Rimango con  la consapevolezza che forse rimarrò sola, o forse sarò amata per sempre, ma rimarrò leale a me.  
Ai miei modi di vedere. 
Alle mie opinioni.  
All'avere il mio punto di vista. 
A pensare che un cuore che scoppia di gioia faccia un fuoco d'artificio,  mentre uno che scoppia di dolore faccia saltare le fondamenta di una vita, di un progetto, di un sogno. 
E allora lascia andare. Sciogli i nodi. 
Continuo a pensare che si possa litigare. Ma che prima della "Buonanotte" si dovrebbe fare pace, perché la notte non è terra di serenità, di pace e di ristoro: la notte dilata il dolore e la bocca in un pianto disordinato ed isterico. Un pianto di cui io non mi devo vergognare ma che non merito di prolungare.  
Continuo  a pensare che tu sia una persona intelligente se per offendermi usi uno "stupida" piuttosto che un "nanerottola". Perché sullo "stupida" posso succhiarti i tendini e ridarteli come nuovi, sul "nanerottola" sei solo un vigliacco che mi attacca per una cosa a cui io non potrò porre cambiamenti.  
E comunque,  anche su questo.
Io sono anche una che continua a pensare che i difetti, le disabilità, siano finestre, porte, strade e opportunità.  Sono una che a causa di un incidente non doveva camminare più,  e quando al tempo,   a 18 anni, me lo comunicarono, io dissi a mia mamma "devo fare qualcosa di grande per far vedere che si può, si può COMUNQUE. ..". Io ho camminato, per la scienza inspiegabilmente,  per me chiaramente,  ma non importa, comunque continuo a pensare che devo fare qualcosa di grande. COMUNQUE. 
Fosse anche solo questo.  
Dire che un pò strana, un pò sensibile, un pò sopra le righe, un pò incazzosa, volubile, va bene lo stesso.  purchè tu sia leale. 
Dire che se guardo indietro, la mia vita, ogni passo fatto sembra un passo indietro. 
Sembra. Perchè ognuno di quei passi non mi avrà fatta avanzare, ma mi ha sollevata, fatta alzare e dato un punto di vista nuovo. 
E per me, è davvero una cosa grande.
E quando trovi qualcuno che ti ami per questo e con questo, ti acceti, ti sostenga, è davvero una cosa grande.
Poi ci sarà altro. Di più grande. O anche no.

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