a Denise....a tutte le vittime di amori malati....

LA NOTIZIA A CUI FACCIO RIFERIMENTO


MUSICA CON CUI HO SCRITTO....



HO SCRITTO METTENDO UN PÒ DI DENISE DENTRO DI ME, E UN PÓ DI ME DENTRO DENISE.
PERCHÈ LEI È TANTE DI NOI. 
VOLEVO PROVARE AD ESSERE UNA VOCE.





Non può essere cosi. Non ancora, non oggi. 

Perché la mia vita non è meno sacra della tua, e se ritieni la tua non lo sia, allora te lo dico io: la mia la amo.
La mia la vivo. 
La mia ha incrociato la tua.
Ma non ne deve dipendere. 
E se ci siamo amati o abbiamo avuto una storia ed è finita, tu rimani sempre una persona che ho incontrato, a cui ho dato e da cui ho ricevuto. 
Se ti ho amato dirò sempre "io lo amavo". E tu dirai "la amavo".
Ma la mia vita e la tua non dovrebbero finire con la fine di una storia.
Io ci credo al "per sempre". 
Se il nostro non è stato un "per sempre" sará comunque un "è stato".
Quello che di tenero è rimasto dentro di me, rimane dentro me. Sempre. Quello sì, dovrebbe rimanere per sempre.
Ma quando tu mi togli il respiro e l'amore che tu dici di provare si trasforma in gesti di odio, in gesti che mi condizionano e spaventano, tu la cancelli quella tenerezza.
Tu lo hai cancellato quel "per sempre dentro me". 
Tu lo hai fatto.
Non io. 
E se mi togli il respiro ad ogni squillare di telefono per paura che sia tu, che mi vomiti addosso il tuo odio, oltre alla tua sofferenza, perché lo so, so che soffri, e per questo io non infierisco. 
Per questo io lo rispetto il tuo dolore, e ho cercato di farti capire, che alla fine il dolore è diviso a metà. Eravamo e siamo nello stesso percorso. Forse tu non volevi fosse questa la direzione, forse volevi che dove eravamo, rimanessimo. 
Forse solo io ti ho e mi sono vista cambiare. Ma all'oggi non siamo arrivati con un solo ieri. 
Tanti ieri. Belli o brutti. Ci hanno portati ad oggi. 
E tu non l'hai voluto capire al punto che tra i ieri più recenti ti ho segnalato per stalking. 
Non l'ho fatto per farti del male. 
L'ho fatto perché tu non facessi più male a me. Al ricordo di te, di noi. Alla tenerezza che provavo.
L'ho fatto perché sembri aver dimenticato tutte le cose che amo e non voglio perdere. Quelle cose che la tua rabbia ti ha fatto scordare di aver amato in me e che ora vuole portarmi via.
Hai dimenticato quanto amo la mia vita.
Amo i giorni quando giungono al termine. Hai scordato che chiedo un solo cubetto di ghiaccio nell'aperitivo e un cucchiaino e mezzo di zucchero nel caffè. Che adoro il profumo dei libri nuovi e piango ad ogni film. Che ho una stanza disseminata di scarpe e perdo tutti gli elastici dei capelli. Che ho la fobia delle maschere e mi piacciono le persone che ridono. Che prendere la zampa del mio cane tra le mie mani, mi fa sospirare. Che ti impressionavi quando mi vedevi scrivere perchè lo facevo di getto, senza mai correggere. Come sto facendo ora. 
Hai scordato che muovo la testa guardando fuori dal finestrino, perché dentro di me quello che vedo è già diventato una storia da scrivere. Che ho dei genitori che mi amano, con cui litigo ogni giorno ma da cui ogni giorno penso di non riuscirmi a staccare. 
I miei giorni.
Le mie ore scomposte o malinconiche. 
L'ho fatto per loro. Per i miei giorni.
Definirti stalker. Farti definire molesto.
Perché il tuo amore fa male. Il tuo amore mi strangola. Il tuo amore fa paura.
E se compri una pagina di giornale per far sapere che mi ami o per far sapere che mi odi, non hai comprato il mio ritorno. 
Hai solo venduto il mio pudore, hai comprato un pezzo del giudizio degli altri. Che niente sanno. Niente mai sapranno.
Nè delle notti in cui allungavo una gamba sotto al lenzuolo per cercare la tua.
Nè di quelle ore in cui mi litigavamo di continuo. 
Hai venduto il mio, il nostro, momento di distacco a occhi pochi caritetavoli. Hai pagato per dire a tutti che sono tua. 
Ma io non sono tua.
Io appartengo solo al mio cuore, alla mia testa, ai miei sentimenti. E alle scelte che questi mi conducono a fare.
E ho scelto di proteggermi. 
Ho scelto di dire che tu mi facevi paura.
Io l'ho fatto.
Non si dice, non si riesce a dire, quanto sia stato difficile definirti molesto. 
Prima eri altro. Eri amore, amico, amante, futuro, rifugio, confidente. 
Di tutte queste cose hai creato un incubo.
Come quando hai la febbre e protagonisti degli incubi sono cose normali, belle, che diventano enormi, soffocanti, insorreggibili.
Ho scelto di difendermi.
E tu due giorni dopo hai ritirato un porto d'armi per uso sportivo. Con cui, per nulla sportivamente, hai comprato una pistola.
Mi hai attesa dove sapevi sarei scesa, complici tutte quelle abitudini che conoscevi e amavi.
Mi hai uccisa. 
Ti sei ucciso.
Ora non ci sarà nessuno a dirlo al posto mio. Ma noi vivevamo ieri.
Noi avevamo entrambi una vita.
Se la tua non valeva per te, la mia si.
E lo avevo, anche a te, dimostrato scegliendo di dire che avevo paura. 
Tu non avevi diritto di impugnare quella pistola.
Forse lo avresti fatto in altro modo.
Ma io avevo detto di avere paura. 
Non avevano diritto di renderti così facile cancellare me.
Questo mio scrivere senza mai fermarmi a correggere.
È stato fermato. 
Per non poterlo correggere più.

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