Rimborso elettorale per principianti.

In questi giorni in cui la politica sembra essere diventato l'argomento di conversazione nel momento del nonsodicosaparlaremaqualcosadevodire, sostituendo il tempo e le mezze stagioni, palesando spesso anche molta non-conoscenza dei fatti, della storia politica italiana e dei retroscena (il più delle volte succosissimamente di gran lunga più interessanti delle notizie ufficiali)  , mi è stato chiesto di scrivere (a modo mio) qualcosa che spieghi semplicemente i vari punti salienti del contendere. E lo farò nella lingua che mi é più cara: irriverente verità e sarcasmo impunito.
Dunque, iniziamo la prima puntata del "puttanaio italia" con i RIMBORSI ELETTORALI.
Cosa sono. Lo dice la parola stessa: un rimborso, dovuto dallo Stato ai partiti per le spese sostenute nelle campagne elettorali, a vari livelli.
Vanno da sé due cose: chi meglio si piazza, avrà diritto al rimborso in toto, e, in rapporto al piazzamento, i partiti successivi.
Seconda cosa per aver diritto a questo rimborso bisogna essere un partito "ufficiale", cioè in base alle ultime norme, essere dotato di statuto. Ecco perché, ad esempio, nasce la polemica sulla rinuncia di Grillo al rimborso elettorale: anche volendo, non potrebbe incassare in quanto il suo movimento non si é mai dotato di statuto.
Ovviamente gli antigrillini sostengono la tesi del "facile rinunciare se anche volendo non potresti", mentre i pro sostengono che uno dei punti fermi di tutta la politica del movimento è quella di autofinanziarsi e quindi, proprio per questo, non c'era bisogno di dotarsi di statuto.
I rimborsi elettorali nascono da quella fonte mai stanca di produrre stronzi secchi che fu la DC: si trattava della legge Piccoli, e siamo a metà degli anni 70. Da subito viene contestata e vengono proposti referendum abrogativi (soprattutto da parte dei radicali); il primo di questi andò male, e il risultato fu che durante gli anni 80 le modifiche che questa legge subisce riguardano il fatto che i partiti non possono ricevere soldi dalla pubblica amministrazione o enti pubblici,  che i finanziamenti vengono raddoppiati, e che i partiti dovrebbero presentare un bilancio di entrate ed uscite.... ma non c'é nessuno che disponga dei controlli effettivi....
Finalmente nel 93 con un referendum, proposto sempre dai radicali,  il 90, 3% dei votanti stabilisce l'abrogazione di questa legge.
Inutile dire che nel dicembre dello stesso anno la legge viene reintrodotta cambiando solo il nome: "contributo spese elettorali".
Popolo sovrano, popolo bue...
Viene aggiunta anche la possibilità di donare il 4×mille al momento della denuncia dei redditi a partiti e movimenti.
I radicali fanno ricorso alla Corte Costituzionale, accusando ovviamente il tradimento del risultato referendario, ma viene vietato anche il deposito di tale ricorso....
Popolo italiano, popolo bue... ribadisco...
Seguono una serie di modifiche di questa legge che rimane sempre in pieno vigore, tra cui quella che sancisce l'abbassamento della soglia percentuale che dà diritto alla'ottenimento del rimborso, passando dal 4%  all'1% del quorum...
Di rimborsi elettorali si sente parlare in maniera esplosiva nuovamente nello scorso 2012, con gli scandali Lega e Margherita. Su cui, se ce ne fosse bisogno, farò discorso a parte.
Ed ora con riferimento alla non accettazione da parte Movimento 5 Stelle.
Dove sta lo scandalo?!
Lo scandalo sta nella posizione in cui si trovano gli altri partiti, in quanto in questo caso non si incontrano più a mangiare tutti dallo stesso tavolo. Non sono più tutti con un cappone di traverso mentre il famoso popolo bue si scanna per contendersi le ragioni di chi ha votato meglio (leggisi "il meno ladro"). Ora c'é uno che a quella tavola non si siede, e non ne vuole neanche sapere di quello che ci sta sopra, se non per portarne notizia fuori. Certo, forse anche questa é una mossa calcolata. Certo, forse risorse ne raccimoleranno in altro modo e non faranno la fame.
Ma una cosa sicura è che aleggia un imbarazzo palpabile tra gli altri partiti, che si trovano a decidere cosa fare con quei rimborsi davanti agli occhi degli italiani che, per la prima volta, hanno oggettivamente e indiscutibilmente davanti il caso di qualcuno  che esce dal coro.
E non si tratta di bruscolini.
160 milioni di euro totali.
45, 8 milioni sarebbero destinati al Partito Democratico.
38 milioni al Popolo della Libertà
15 milioni Scelta Civica Monti....
Quelli che toccherebbe a Grillo e al suo movimento sarebbero ben 47, 2 milioni...
Inizio e fine (auspicata, sperata, sospirata) finalmente degli scandalosi rimborsi elettorali in Italia.

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